Candidati anche tu con ADI-Ancona come rappresentante dei Dottorandi!

28 03 2014

elezioni dottorandi Tra poche settimane si terranno delle elezioni per individuare le rappresentanze dei Dottorandi di Ricerca in tutti i Consigli di Dipartimento.

Tramite i rappresentanti, noi Dottorandi di Ricerca possiamo partecipare alla vita politica dell’istituzione universitaria e dire la nostra anche in merito a decisioni che ci riguardano direttamente. E’ un’occasione importantissima per esprimere le nostre idee ed il nostro punto di vista – cercando di contribuire a risolvere alcuni degli annosi problemi che affliggono il Dottorato di Ricerca in UNIVPM.

Il Regolamento prevede un rappresentante dei dottorandi nei Consigli dei Dipartimenti di Medicina, Economia, Agraria e nel Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche; negli altri dipartimenti sono previsti due rappresentanti. Il regolamento dispone inoltre che i candidati afferiscano ad una lista di riferimento, come previsto per gli studenti.

Come associazione che si propone di rappresentare le istanze dei Dottorandi di Ricerca in tutte le istituzioni universitarie, ADI-Ancona ha deciso di presentare una propria lista.

Ricordiamo che la nostra è una associazione apartitica che ha come principale obiettivo quello di tutelare i diritti dei Dottorandi e dei Dottori di Ricerca, in particolare promuovendo il libero scambio di idee all’interno dell’Universita’, la trasparenza nei meccanismi decisionali e la valorizzazione del titolo di Dottore di Ricerca. In questi ultimi anni ci siamo impegnati in una serie di iniziative, che riguardano la riduzione delle tasse, il miglioramento della qualita’ dei servizi erogati dalle Scuole di Dottorato e delle condizioni di lavoro dei dottorandi, ottenendo importanti risultati quali la presenza stessa dei rappresentanti dei Dottorandi nei Consigli di Dipartimento e la sospensione della seconda rata dei contributi 2013/2014 per tutti i dottorandi del 15° ciclo, con e senza borsa.

Se anche tu condividi i nostri principi, e desideri aiutarci a difenderli candidandoti nella nostra lista, ti invitiamo a contattarci entro giovedi’ 3 Aprile. Abbiamo bisogno anche del tuo aiuto!

Ti invitiamo inoltre a partecipare attivamente alla vita associativa, iscrivendoti ad ADI-Ancona. Gia’ molti tuoi colleghi l’hanno fatto, e piu’ siamo, piu’ forza possono avere le nostre istanze!

Per ulteriori informazioni, domande, chiarimenti ti invitiamo a scriverci all’indirizzo ancona@dottorato.it, oppure a contattarci al numero  071-2204372.

 





I docenti sul contributo: ingiusto ed esoso

3 12 2013

In questo articolo, ADI Ancona presenta i risultati del questionario rivolto a tutti i docenti dell’Università Politecnica delle Marche sulla contribuzione per l’accesso e la frequenza ai corsi di dottorato, dovuta dai dottorandi del XV ciclo e successivi. Il questionario è stato concepito per essere compilato in forma totalmente anonima, e comprendeva 10 domande a risposta chiusa. Una casella di testo libero, posta al termine del questionario, permetteva ai docenti di bacchettaesprimere in maniera articolata il loro pensiero sui temi oggetto dell’indagine.

I principali obiettivi del questionario erano due:

  1. Conoscere il parere dei docenti riguardo la decisione dell’ateneo sul contributo;

  2. Analizzare il grado di conoscenza della problematica relativa alla contribuzione per l’iscrizione ai corsi di dottorato da parte del personale docente.

Sono stati compilati ben 132 questionari, per una percentuale di risposta pari al 24.54% del personale strutturato. ADI Ancona ritiene che questa partecipazione sia indice di un netto interesse per il tema dell’indagine da parte del personale docente dell’ateneo. A testimonianza dell’attenzione riservata al tema, il 20% dei rispondenti ha deciso di esprimere per esteso la propria opinione attraverso la casella di testo libero posta alla conclusione del questionario.

Il rapporto esteso sui risultati del questionario (24 pagine) è scaricabile in formato pdf.

Qui di seguito ADI Ancona riassume brevemente i risultati dell’indagine; in un successivo articolo risponderemo ad alcuni dei commenti più interessanti pervenuti dai docenti. In base a questi risultati ed ai commenti, ADI Ancona imposterà una propria linea di azione per sensibilizzare il personale dell’ateneo e l’opinione pubblica sul problema.

Sommario dei risultati

  • l’88% dei docenti ritiene che il contributo richiesto non sia commisurato ai servizi che l’ateneo offre ai dottorandi;

  • il 72% dei docenti ritiene che non sia giusto chiedere un contributo per l’iscrizione ai dottorandi nemmeno in linea di principio, un altro 20%, pur ritenendo il contributo giustificato in linea di principio, lo fisserebbe ad una somma più bassa dell’attuale;

  • La quasi totalità dei docenti non ritiene utile o desiderabile un trattamento diverso tra dottorandi borsisti e non borsisti. Per quanto riguarda questi ultimi, ADI Ancona ritiene che sia necessario operare una distinzione tra non borsisti che non percepiscono alcun reddito e non borsisti in aspettativa dal pubblico impiego; per questi ultimi, in linea di principio, dovrebbe essere prevista una contribuzione adeguata per l’iscrizione e la frequenza ai corsi.

  • Dall’indagine – molto parziale – sui servizi offerti ai dottorandi, si evince che i docenti ritengono fondamentale assicurare un livello di servizio minimo ai dottorandi di ricerca. Purtroppo, a livello di ateneo, non solo non viene assicurato alcun livello di servizio minimo, ma esistono macroscopiche differenze tra le varie facoltà e, talvolta, anche tra  curriculum differenti all’interno della medesima facoltà.

  • Ci preme, infine, osservare che la comunicazione tra rappresentanti e rappresentati per quanto riguarda l’operato degli organi decisionali dell’ateneo non sembra operare all’ottimo. Tale comunicazione, infatti, sembra funzionare – molto parzialmente – soltanto per i professori ordinari, mentre ricercatori e professori associati hanno appreso la notizia tramite il canale classico del passaparola tra colleghi e le comunicazioni di ADI Ancona.

Scarica il rapporto completo in formato pdf (6.1 MB).





Contribuzione For Dummies: storia, ragioni e pericoli della “tassa sul talento”

2 11 2013

Sommario (per chi va di fretta)

  • A seguito del Consiglio di Amministrazione (CdA)Contribuzione for dummies del 28/06/2013, i dottorandi borsisti del XV ciclo e successivi sono tenuti al pagamento di un contributo per l’accesso e la frequenza ai corsi di dottorato pari a 1051.38 €. Nel contributo, una quota di 888.38 € è destinata a finire nelle casse dell’Università Politecnica delle Marche. Solo tre atenei in tutta Italia prevedono un contributo per l’accesso e la frequenza ai corsi da parte dei dottorandi borsisti.

  • ADI Ancona si è immediatamente attivata per far fronte a questa palese ingiustizia nei confronti dei dottorandi di ricerca. Diverse mail sono state inviate ai rappresentanti in Consiglio di Amministrazione e in Senato Accademico, e tutti i docenti universitari sono stati portati a conoscenza della novità. I colleghi del XV ciclo sono stati informati per mezzo di poster e grazie all’aiuto dei coordinatori dei vari curriculum di dottorato. Infine ADI Ancona ha chiesto che si discutesse del problema nel Senato e nel CdA di ottobre.

  • Tuttavia il prof. Marco Pacetti, ex rettore dell’Università Politecnica delle Marche, ha preferito che ad occuparsi del problema fosse il nuovo rettore, prof. Sauro Longhi. In ultima analisi, infatti, si tratta di una decisione politica sulla contribuzione dovuta dai dottorandi, che secondo il prof. Pacetti non poteva essere presa da un rettore negli ultimi giorni del suo mandato.
  • Il prof. Sauro Longhi si è dimostrato sin da subito ricettivo nei confronti delle nostre rivendicazioni. In prima battuta, dopo aver ascoltato le nostre ragioni, ci ha proposto una “misura compensativa”, che prevede un forte incremento della rata di borsa di studio (fino al 75%) per chi sceglie di svolgere un periodo di ricerca all’estero, accompagnando la misura ad una normativa atta ad incentivare fortemente il soggiorno all’estero anche per i dottorati cofinanziati.
  • Purtroppo, esistono dei vincoli normativi che rendono la proposta del prof. Longhi di difficile attuazione.
  • ADI-Ancona chiede che il CdA riconsideri la sua decisione, prevedendo per quest’anno l’esonero totale dal contributo. In particolare chiede che la seconda rata sia abolita e la prima venga rimborsata contestualmente ad una rata della borsa di studio. Abbiamo formulato una proposta in tal senso al prossimo rettore, smontando i vincoli normativi opposti dall’amministrazione e ipotizzando coperture alternative per il budget di ricerca aggiuntivo del 10%, previsto dal nuovo decreto ministeriale sul dottorato e riservato ai singoli dottorandi, che ci pare sia all’origine del problema.
  • Nel frattempo, anche attraverso i comunicati di ADI Ancona, la stampa è giunta a conoscenza della vicenda. Articoli sulla nuova “tassa sul talento” sono già usciti su varie testate locali online, AnconaToday, Ancona24Ore e VivereAncona, rispettivamente il 7, 10 e 17 ottobre. Giovedì 10 ottobre un lungo articolo sulla questione tassazione è apparso sull’edizione locale de “Il Resto del Carlino”, che ha anche ospitato una replica del prossimo rettore, prof. Sauro Longhi. Si è occupato della vicenda anche Corrado Zunino, illustre firma de “La Repubblica” in una rubrica online dal titolo “Gli eroi quotidiani dei dottorati gratis“, sul quotidiano del 28 ottobre. Infine un articolo a firma di Francesco Vitucci, Segretario Nazionale ADI, è stato ospitato su ROARS, una testata online sui problemi dell’università e della ricerca, molto seguita nel mondo accademico.

1 – Storia di un’ingiustizia

La storia della “tassa sul talento” inizia l’8/2/2013, quando il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (MIUR) vara il nuovo decreto ministeriale sul dottorato di ricerca (DM 45/2013). Dal punto di vista dei dottorandi del prossimo ciclo, le principali novità contenute nel DM sono due:

  1. L’introduzione di un budget pari al 10% della borsa di dottorato per finanziare attività di ricerca, di competenza del dottorando medesimo.
  2. L’abrogazione del precedente decreto sul dottorato (DM 224/99), che, all’art.7 comma 3 prevedeva l’obbligo di esonero dalla contribuzione per l’accesso e la frequenza ai corsi per i titolari di borsa di studio.

Concentriamoci, per ora, su questo secondo punto. Il DM 45/2013 parla di tasse e contributi solo per dire che essi devono essere chiaramente indicati nel bando per l’accesso ai corsi di dottorato. Essendo abrogata l’esenzione obbligatoria per i titolari borsa di studio, ne consegue che gli atenei vengono lasciati liberi di decidere, in piena autonomia, se esigere un contributo dai borsisti o meno.

Il 6/5/2013 il DM 45/2013 è pubblicato in Gazzetta Ufficiale e risulta quindi pienamente in vigore.

Il 17/5/2013 si riunisce il Consiglio di Amministrazione (CdA) dell’Università Politecnica delle Marche. All’inizio del CdA il rettore comunica all’assemblea che il nuovo decreto ministeriale sul dottorato è entrato in vigore da pochi giorni; questo comporta la necessità di riformulare il regolamento di dottorato dell’ateneo per adeguarsi alla nuova legge.

Tra gli altri temi affrontati nel corso di quella assemblea, il CdA discute dei livelli di tassazione e contribuzione dovuta dagli studenti. Viene quindi approvata la delibera 164 [1], che lascia sostanzialmente inalterati i livelli di tassazione. In altre parole, il CdA decide di mantenere l’esonero per i titolari di borsa di studio.

Il 3/6/2013 il CdA torna a riunirsi per l’approvazione del bilancio. Viene approvato con “piena soddisfazione” dell’assemblea un consuntivo che certifica un avanzo di bilancio di ben 8 milioni di euro (delibere n.179 e 180) [2].

Il 28/6/2013 si riunisce nuovamente il CdA. Tra i punti all’ordine del giorno, troviamo l’approvazione del nuovo regolamento di dottorato [3], e del bando di selezioni pubblica per il XV ciclo del dottorato di ricerca [4]. Entrambi i documenti vengono approvati all’unanimità, senza che dai verbali risulti nessuna discussione degna di nota.

Ma cosa ha approvato il CdA? Scendiamo nel dettaglio. L’art.12 del nuovo regolamento del dottorato di ricerca, recita testualmente:

“Il versamento dei suddetti contributi spetta a tutti i dottorandi, con esclusione di coloro che in base al possesso di determinati requisiti, posizioni e/o condizioni sono beneficiari dell’esonero da tasse e contributi e dei titolari di borse di studio esterne all’Ateneo che prevedono espressamente tale esonero.”

La formulazione di questo articolo è indubbiamente fumosa: quali sono le possibili posizioni e condizioni che determinano l’esonero? Non valeva la pena elencarle esplicitamente? E quali sono le borse di studio esterne all’ateneo che possono essere esonerate?

I dubbi restano anche dopo la lettura del bando di concorso. All’art.10 comma 2 del bando, troviamo infatti:

“Sono esonerati dal pagamento del contributo per l’accesso e la frequenza ai corsi, pari a euro 895,38, i titolari di borsa di studio che preveda espressamente tale esonero”

Ma quali sono, infine, queste “borse di studio che prevedono espressamente tale esonero”? Il dubbio lo abbiamo risolto solo con una telefonata alla Ripartizione Dottorato di Ricerca: nessuna. Tutte le borse sono soggette al pagamento del contributo, ad eccezione di quelle del Ministero degli Affari Esteri.

Ma come è possibile, se solo il 17/5 il CdA aveva deciso di esentare i titolari di borsa di studio dal pagamento? Beh, è molto semplice: basta cambiare idea. Nella delibera 204 del 28/6, infatti, ecco cosa decide il CdA [4]:

“I) di estendere, in attuazione del nuovo regolamento di Ateneo, le tasse e i contributi per l’accesso e la frequenza ai corsi di dottorato determinati con propria delibera n.164 del 17.5.13 in euro 1050.00 annui anche ai titolari di borsa di studio [...]”

Ed ecco qui, nero su bianco, la prova del cambio di linea da parte del CdA.

Ricostruire questa storia non è stato semplice. Contrariamente a quanto avviene in molti altri atenei italiani, infatti, l’Università Politecnica delle Marche non rende disponibili sul web i verbali delle sedute degli organi amministrativi; è stato quindi necessario chiedere, a più riprese, i verbali di diverse sedute del CdA.

Prima che avessimo un quadro chiaro della vicenda, la decisione del CdA riguardo la contribuzione ci è stata presentata come frutto di un “infortunio”, di una “malaugurata coincidenza” tra la decisione del 17/05 e l’arrivo di un decreto ministeriale di segno opposto, che ha costretto l’amministrazione a rivedere i suoi piani. Ancora oggi questa è la versione che circola con insistenza tra gli strutturati. Dopo aver ricostruito quelli che sono i fatti, ADI Ancona è convinta che l’estensione del contributo ai borsisti sia frutto di una precisa scelta dell’ateneo, che prima ha costruito un regolamento di dottorato “su misura” per questa decisione, e poi l’ha posta in essere nel bando per il XV ciclo. Anche ammettendo per assurdo che la delibera 164 del 17/05 abbia legato le mani all’ateneo sulle successive decisioni (ipotesi che riteniamo del tutto infondata), tale delibera è stata adottata successivamente alla pubblicazione del DM 45/2013 sulla Gazzetta Ufficiale. Il CdA, dunque, non poteva ingnorare né l’esistenza né il dettato del decreto.

Solo altri 2 atenei in tutta Italia [5] hanno operato questa scelta. Ma perché UNIVPM ha preso questa decisione? Noi un sospetto ce l’abbiamo: ricordate il budget pari al 10% della borsa di cui parlavamo all’inizio? Bene: siamo pronti a dimostrare con due conti che l’ateneo pagherà quel budget ai dottorandi con i soldi degli stessi dottorandi.

2 – I forzieri dell’ateneo

È arrivato il momento, dunque, di fare i conti in tasca all’ateneo. Quanti soldi ricava l’Università Politecnica delle Marche da questa nuova contribuzione? Sarete sorpresi: una somma ridicola.

Quest’anno il nostro ateneo bandisce ben 192 posti di dottorato di ricerca. Solo 119 sono coperti da una borsa di studio, grazie a varie fonti di finanziamento (non ultima quella relativa al bando regionale EUREKA). Poiché, purtroppo, i dottorandi senza borsa erano costretti a pagare 1051.38 euro già dallo scorso anno [6], le maggiori entrate all’ateneo sono dovute soltanto al contributo che verseranno i dottorandi titolari di borsa di studio. L’ammontare di queste maggiori entrate è pari a:

1051.38 € x 119 = 125114.22 €

Da tale somma, bisogna però detrarre il contributo ERSU (pari a 140 euro per ogni dottorando), l’imposta di bollo (16 euro), e l’assicurazione obbligatoria (7 euro). Dunque i dottorandi del XV ciclo faranno affluire maggiori entrate nelle casse dell’ateneo per:

125114.22 – (140+16+7)*119 = 105717.22 €

Tra tre anni, quando questa contribuzione sarà a regime, le entrate nelle casse dell’ateneo saranno pari a:

105717.22 € x 3 = 317151.66 €

Questo nell’ipotesi che il numero di borsisti rimanga stabile nei prossimi anni; tuttavia, se il trend si mantiene costante, nell’immediato futuro le borse di studio non potranno che diminuire. Sotto questa ipotesi, dunque, la contribuzione produrrebbe a regime un flusso di cassa positivo di poco superiore ai 270000 euro.

Tale somma è pari a poco più dello 0.5% delle entrate proprie (dovute cioè alle sole fonti di finanziamento interne dell’ateneo: affitti riscossi da altri enti, tassazioni, contributi, etc…), ed è ancora più risibile se mettiamo in conto anche il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), che ammontava, per l’anno 2012, a 69.857.366 euro. In questo modo la contribuzione dovuta dai dottorandi borsisti andrebbe a costituire lo 0.22% del totale delle entrate dell’ateneo.

Questo per quanto riguarda le entrate. Ma come abbiamo visto, a causa del budget del 10% previsto dal DM 45/2013, l’ateneo ha anche delle uscite. A quanto ammontano? È presto detto. La borsa di dottorato vale, per quest’anno, 13638.47 euro. Il 10% della borsa è pari a 1363.85 euro. Se moltiplichiamo questa cifra per il totale dei borsisti, otteniamo:

1363.85 € x 119 = 162298.15 €

Poiché il regolamento ministeriale prevede che il budget sia erogato per il secondo e terzo anno del dottorato, tale cifra va moltiplicata per 2. Otteniamo quindi:

162250.55 € x 2 = 324596.30 €

Questa stima è valida sempre se ipotizziamo che il numero dei borsisti si mantenga costante nei prossimi anni.

Confrontando la cifra relativa alle maggiori entrate e quella relativa alle maggiori uscite, si può notare che sono più o meno equivalenti. Come spiegare questo strano fatto? Di solito, l’ipotesi più semplice è anche quella giusta: non sarà forse che l’ateneo ha deciso che il budget del 10% se lo devono pagare i dottorandi con i loro soldi?

3 – Quale futuro per il dottorato?

È davvero questo il motivo alla base di questo assurdo provvedimento? Se così fosse chiediamo all’amministrazione di avere il coraggio di assumersi le sue responsabilità, e di dichiarare pubblicamente che l’imposizione della “tassa sul talento” è una scelta politica. Non potrebbe che essere così, vista la florida situazione economica del nostro ateneo, che il passato rettore, prof. Marco Pacetti, vantava con giustificato orgoglio [7]. L’Università Politecnica delle Marche non ha alcun bisogno dei soldi dei dottorandi per far fronte a questa spesa imprevista. Se queste sono le ragioni che hanno ispirato questa decisione, significa che l’Università Politecnica delle Marche non vuole investire sul dottorato di ricerca, e non ha alcun interesse a costruire assieme alle associazioni di categoria un percorso che valorizzi il titolo e ne aumenti la spendibilità nel contesto regionale e nazionale.

Quale futuro per il dottorato e per l’ateneo possiamo intuire da questa scelta? È facile prevedere che la “tassa sul talento” produrrà effetti negativi sull’intero ateneo:

  • la platea degli aspiranti al dottorato di ricerca diminuirà, restringendosi agli studenti che non sperimentano situazioni di difficoltà economica;
  • gli studenti che arrivano da fuori regione avranno maggiori difficoltà nell’accesso al dottorato di ricerca, avendo a loro carico anche le spese dell’affitto;
  • il tasso di dottorandi che abbandoneranno gli studi aumenterà, in quanto i dottorandi più capaci saranno facilmente tentati da offerte lavorative molto più vantaggiose, dal punto di vista economico, del dottorato di ricerca;
  • gli studenti migliori potrebbero decidere di non proseguire la loro carriera nella ricerca, o di proseguirla altrove, nel caso peggiore addirittura all’estero (ricordiamo, giusto per fare un esempio, che nei paesi di lingua tedesca i dottorandi ricevono borse molto più sostanziose di quella italiana e non sono soggetti ad alcuna tassazione);
  • tutto questo rischia di innescare una paradossale “selezione tra i peggiori” che, in epoca di ANVUR e VQR, può portare ad una pericolosa spirale verso il peggioramento della qualità dell’ateneo. Con meno dottorandi, si avrà meno ricerca; con meno ricerca si avranno meno finanziamenti; con meno finanziamenti l’ateneo sarà costretto ad aumentare le tasse a carico di studenti e dottorandi. E così via, in un circolo vizioso molto difficile da spezzare.

Ma non vogliamo credere che questo sia vero. Sarebbe davvero troppo cinico pensare che i discorsi sull’importanza dell’innovazione e sulla capacità dell’ateneo di far fruttare il talento dei giovani siano solo vuota retorica. Vogliamo credere che tutto questo sia un banale incidente di percorso, un piccolo inciampo, un ostacolo che dobbiamo superare tutti insieme.

È per questo che chiediamo al Magnifico Rettore, prof. Sauro Longhi, ed a tutti i membri del CdA e del Senato Accademico di ragionare insieme su un percorso che ci porti ad uscire dall’impasse. Per ADI-Ancona la strada maestra resta quella di rivedere la decisione sul contributo, eliminando la seconda rata e studiando un meccanismo di rimborso per la prima. Siamo consapevoli che esistono stretti vincoli di legge, che impongono il rispetto di parametri ben precisi nel bilancio dell’ateneo; abbiamo elaborato quindi delle proposte per reperire fondi utili a finanziare questo minuscolo investimento nella ricerca. Abbiamo già avuto occasione di esporre tali proposte al rettore, e avremo piacere di discuterne con tutti i membri del CdA e del Senato Accademico, se lo riterranno opportuno.

Insomma, cosa vogliono questi dottorandi? Nulla, se non poter collaborare con tutti, strutturati e non, per rendere l’Università Politecnica delle Marche un posto in cui si possa essere orgogliosi di lavorare.

Riferimenti:

[1] Delibera n.164 del CdA del 17/05/2013.

[2] Delibere n.179 e 180 del CdA del 3/06/2013.

[3] Delibera n.202 del CdA del 28/06/2013. Il nuovo regolamento di dottorato è consultabile online.

[4] Delibera n.203 del CdA del 28/06/2013. Il bando di selezione pubblica per l’ammissione ai corsi di dottorato di ricerca del XV ciclo è consultabile online.

[5] Indagine ADI-Ancona sulla tassazione/contribuzione sui dottorandi di ricerca in vigore negli atenei italiani, non ancora pubblicata ufficialmente ma consultabile cliccando qui.

[6] Come risulta dal bando del XIV ciclo, purtroppo non più reperibile online, ma consultabile cliccando qui. Per maggiori dettagli sulle iniziative che, nel corso degli anni, ADI-Ancona ha portato avanti sul tema del dottorato senza borsa, si rinvia a questa pagina.

[7] Comunicato stampa dell’ateneo del 18/06/2013, reperibile online.





Ancona, il dottorato più caro d’Italia. Le tasse universitarie aumentano del 545%

7 10 2013

A seguito della riunione dei soci, aperta a tutti i dottorandi dell’Università Politecnica delle Marche, è stato redatto il seguente comunicato.

tasseADI

Con il nuovo bando di concorso per il dottorato, l’Università Politecnica delle Marche si appresta a chiedere a tutti i suoi dottorandi, borsisti compresi, un contributo per l’accesso e la frequenza ai corsi pari a 1051.38 €. Tale contributo, approvato dal Consiglio di Amministrazione del 28 giugno 2013, include una quota di 888.38 € destinata a rimpinguare le casse dell’ateneo di Ancona. Tale cifra rappresenta un aggravio del 545% rispetto a quanto dovuto dai borsisti fino allo scorso anno, ed in pratica equivale a privare i borsisti di una intera mensilità della borsa di studio.

L’Università Politecnica delle Marche fa parte di uno sparuto gruppo di atenei italiani (3, sino a questo momento) che hanno deliberato una tassazione sui dottorandi borsisti, tra di essi è l’unico a non prevedere un contributo progressivo in base al reddito e quello che, in pratica, impone la tassazione più alta.

Tutto ciò risulta del tutto incomprensibile, soprattutto se si pensa che il bilancio consuntivo 2012 si è chiuso per l’Università Politecnica delle Marche con ben 8 milioni di euro di avanzo, una cifra frutto della gestione oculata del rettore uscente, prof. Marco Pacetti, e del direttore generale Luisiana Sebastianelli. In un comunicato stampa del 18 giugno 2013, il rettore, vantando l’ottimo risultato ottenuto, annuncia cospicui investimenti in ricerca, per 5 milioni di euro.

Purtroppo, a pagare parte di quei 5 milioni di euro per la ricerca saranno proprio i giovani ricercatori in formazione. Da una prima stima che ADI-Ancona ha effettuato, la nuova tassazione produrrà a regime (tra 3 anni) circa 250 mila euro di nuove entrate per l’Università, pari a meno dello 0,5% del totale delle entrate proprie (ovvero senza considerare i finanziamenti statali). Una cifra irrisoria per il bilancio dell’ateneo, e che probabilmente non servirà a finanziare un piano per la valorizzazione del dottorato di ricerca, che invochiamo da tempo.

ADI-Ancona denuncia con forza quella che ritiene l’ennesima ingiustizia ai danni dei dottorandi, che non potrà che produrre effetti negativi sull’ateneo nel suo complesso. A causa di questa scelta paradossale per cui gli studenti meritevoli, vincitori di una borsa di studio, sono costretti a rinunciare ad una mensilità, l’Università Politecnica delle Marche rischia di:

  • perdere i suoi migliori studenti, che sceglieranno di proseguire la loro carriera negli studi in atenei che offrono loro un trattamento economico migliore o, nel caso peggiore, addirittura all’estero;

  • demotivare i giovani ricercatori e far aumentare la percentuale di coloro che scelgono di abbandonare il dottorato di ricerca per un lavoro meglio retribuito;

  • scoraggiare i meno abbienti a proseguire negli studi, in violazione del dettato costituzionale.

Parafrasando un fortunato slogan di qualche anno fa, l’Università Politecnica delle Marche si appresta a diventare l’ateneo delle “Quattro T”: Talenti, Tecnologie, Territorio e TASSE. Auspichiamo che il rettore recuperi in extremis la lungimiranza che lo ha contraddistinto durante tutto il suo mandato, e torni sui suoi passi abolendo in tutto e per tutto questa odiosa “tassa sul talento”.





Entra nel CNSU: vota ADI! Scrivi Giuseppe Montalbano!

13 05 2013

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Entra nel CNSU: vota ADI! Scrivi Giuseppe Montalbano per:

  • superamento del dottorato senza borsa;
  • affermazione della figura del dottorando come professionista in formazione e non come studente;
  • approvazione di una Carta dei Diritti dei Dottorandi,
  • valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nelle imprese, nella scuola e nella pubblica amministrazione;
  • eliminazione del blocco alle assunzioni per i giovani ricercatori;
  • parità di diritti fra ricercatori precari e personale strutturato;
  • riforma del reclutamento dei ricercatori incentrata su una valutazione del merito e del lavoro svolto.

Cara collega, caro collega,

i prossimi 21 e 22 maggio si vota per il rinnovo dei rappresentanti al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), il più alto organo consultivo in cui studenti, dottorandi e specializzandi sottopongono pareri, avanzano proposte e formulano interrogazioni al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Entra con noi nel CNSU: porteremo la tua voce direttamente nelle istituzioni e insieme cercheremo di invertire il processo di smantellamento del sistema della formazione pubblica, del diritto allo studio e di ogni prospettiva per giovani ricercatori cui assistiamo in questo momento nel nostro Paese.

Fin dalla sua nascita, nel 1998, l’ADI, Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani, in maniera indipendente e svincolata da ogni partito o lobby di potere, è in prima linea per la difesa e la valorizzazione del dottorato di ricerca, lavorando negli atenei e nei contesti istituzionali nazionali per promuoverne il ruolo e i diritti secondo un’idea di Università pubblica, inclusiva e laica.

Anche per questa tornata elettorale abbiamo scelto di candidarci al CNSU. Questo organo è senza dubbio uno strumento, sebbene limitato e non privo di contraddizioni, con cui proseguire e dare forza alle battaglie che sosteniamo da anni.

Aumento dell’importo minimo delle borse di dottorato, superamento del dottorato senza borsa, statuto dei diritti,misure pensionistiche adeguate, riforma delle procedure di reclutamento, valorizzazione del titolo: sono solo alcuni dei temi trattati negli ultimi anni dall’ADI, in varie occasioni di confronto con il Ministero rese possibili proprio dalla nostra presenza come rappresentanti al CNSU.

Rispetto ad alcune di queste battaglie abbiamo ottenuto vittorie significative: l’aumento di 240 euro al mese, per tutti i dottorandi borsisti, a partire da gennaio 2008 è sicuramente la più importante, ma non l’unica. In alcuni atenei siamo riusciti a far eliminare le tasse universitarie per i dottorandi senza borsa, così come abbiamo ottenuto l’inserimento dei rappresentanti di dottorandi e precari della ricerca in vari organi collegiali per la prima volta.

Sono ancora molti i provvedimenti che chiederemo con forza per rendere questo paese accogliente per i giovani ricercatori italiani:

  • il superamento totale del dottorato senza borsa;
  • l’affermazione della figura del dottorando considerato come professionista in formazione e non come studente;
  • l’approvazione di una Carta dei Diritti dei Dottorandi,
  • la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nelle imprese, nella scuola e nella pubblica amministrazione;
  • l’eliminazione del blocco alle assunzioni per i giovani ricercatori;
  • la parità di diritti fra ricercatori precari e personale strutturato;
  • una riforma del reclutamento dei ricercatori incentrata su una valutazione del merito e del lavoro svolto.

Nei prossimi due anni vogliamo continuare a dare voce ai dottorandi e ai dottori di ricerca anche in una sede istituzionale come il CNSU. Per farlo, come sempre, potremo contare solo sull’impegno volontario di tanti attivisti e sul tuo sostegno in occasione del voto del 21 e 22 maggio. Sostenere e promuovere l’ADI nella tua università significa dare forza, tutti insieme, al nostro ruolo di dottorandi e di dottori di ricerca, come protagonisti della ricerca dentro e fuori l’accademia e come risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese.

Qui di seguito puoi trovare il nostro programma per le elezioni del 21 e 22 maggio, con i link per approfondire il lavoro già svolto nel CNSU e negli atenei in cui siamo presenti, insieme alle nostre indagini e iniziative nazionali.

Il 21 e 22 maggio entra con noi nel CNSU: vota ADI! Scrivi Giuseppe Montalbano!

Programma ADI per il CNSU: un nuovo dottorato e nuove prospettive per i giovani ricercatori in 4 mosse!

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1 – Un nuovo dottorato di ricerca: giovani ricercatori, TUTTI con borsa e diritti!

Occorre ripensare la figura del dottorando di ricerca fin nella sua definizione: bisogna smettere di considerare i dottorandi come studenti e riconoscere il loro grande apporto all’avanzamento della conoscenza e della ricerca. Bisogna riconoscerne la professionalità e la dignità di ricercatore in formazione. Si darebbe così finalmente compimento alla Carta europea dei ricercatori, adottata da tutti i rettori italiani il 7 Luglio 2005 a Camerino, che recita:

“Tutti i ricercatori che hanno abbracciato la carriera di ricercatore devono essere riconosciuti come professionisti ed essere trattati di conseguenza. Si dovrebbe cominciare nella fase iniziale della carriera, ossia subito dopo la laurea, indipendentemente dalla classificazione a livello nazionale (ad esempio, impiegato, studente post-laurea, dottorando, titolare di dottorato-borsista, funzionario pubblico)”

Per dare seguito a queste necessità noi proponiamo di trasformare il dottorato in un contratto a causa mista, che preveda sia formazione che lavoro, che non abbandoni nemmeno per un istante il diritto alla formazione e allo studio, ma che riconosca al dottorando il suo status di professionista, lavoratore della conoscenza, ricercatore in formazione.
In questo modo si renderebbero davvero compiuti alcuni diritti basilari e si porrebbe fine all’utilizzo del dottorato senza borsa, battaglia per noi prioritaria. Se il nostro obiettivo comunque resta quello di una riforma radicale dello status del dottorando come “early stage researcher” (come previsto dalla Carta Europea dei Ricercatori) nell’immediato vogliamo da subito mettere fine alla vergognosa tassazione universitaria per i dottorandi senza borsa.

2 – Più posti e più borse: ce lo chiede l’Europa!

Reintegrare i finanziamenti per il dottorato per arrivare agli standard europei – Come abbiamo rilevato nella nostra terza indagine annuale sul dottorato e il post-doc l’Italia è al fanalino di coda dell’Europa quanto ad ammontare delle borse di dottorato e a numero di posti banditi. Negli ultimi 5 anni gli effetti dei tagli di Tremonti e della riforma Gelmini sono stati catastrofici anche per il dottorato, con una contrazione del numero di borse bandite di circa il 25%. A questi dati si aggiunge l’aumento di posti senza borsa e in molti casi si tratta di dottorandi che non solo non percepiscono nessun sostegno economico ma pagano anche le tasse. Università come il Politecnico di Milano, Pavia, Roma Tor Vergata, hanno bandito per il XXVIII ciclo un numero di posti senza borsa superiore a quello di posti con borsa, operazione possibile soltanto in seguito alla Legge 240/2010 “Gelmini”.

Il confronto coi vicini europei è a dir poco imbarazzante. Considerando il numero di dottorandi ogni mille abitanti l’Italia è agli ultimissimi posti, con 0,6 dottorandi per mille abitanti, indietro anche rispetto a Paesi con gravi difficoltà economiche come la Grecia e il Portogallo.

Per l’importo della borsa di dottorato l’Italia ne esce anche peggio: considerato in rapporto al costo della vita il valore della borsa è ci circa 1.005 euro, lontana da Paesi scandinavi (tra i 1700 e 1800 euro) e indietro anche rispetto ai Paesi dell’Europa del sud.

Di fronte a questo quadro drammatico l’ADI chiedecon forza l’adeguamento degli standard del dottorato italiano a quelli europei sopratutto in termini di entità di risorse stanziate.

3 – Proposte per il post-doc: un futuro per i dottori di ricerca in Italia!

Contestualmente a riformare il dottorato di ricerca, bisogna adoperarsi per ridare un futuro ai dottorandi italiani: riaprire le porte delle università ai giovani, sbloccare il turn-over, ed elaborare un serio piano di reclutamento universitario. Alla luce della “riforma Gelmini” più che stravolgere un’altra volta completamente le regole per il reclutamento, occorre semplificarle.

È ormai evidente infatti che la formula “Assegno di Ricerca” – RTDa – RTDb non funziona, ha bloccato le università e non ha mai visto concretizzata la famosa Tenure-Track. Bisogna ripensare il post-dottorato, individuando una sola figura professionale: il Ricercatore a tempo determinato. In questa figura devono confluire le due tipologie attuali
“Assegno di ricerca” e “RTDa”. Una figura di ricercatore a tutti gli effetti, dipendente dell’università, equiparato in tutto e per tutto agli attuali ricercatori strutturati, ma con la sola differenza di un contratto a termine.

Questo contratto potrà dare una prospettiva, però, solo dopo il reintegro dei tagli odiosi portati dal Governo Berlusconi e confermati dai tecnici di Monti. Solo così i giovani ricercatori non saranno più condannati ad abbandonare l’Università e la Ricerca alla fine del loro contratto a termine.

4 – Valorizzare il dottorato dentro e fuori l’accademia!

L’ADI, sin dalla sua nascita, ha considerato tra i suoi obiettivi principali anche quello della  valorizzazione del titolo di dottore di ricerca non solo all’interno dell’istituzione universitaria, ma nella P.A. nel suo complesso e nel mondo delle imprese. Gli ultimi anni, invero, non ci hanno visti quali destinatari di misure che tendessero a tale scopo, svilendo in tal modo il titolo di per sé e le  professionalità acquisite nel corso dei tre anni di dottorato. Il dottorato di ricerca, dalla legge indicato come il più alto grado di formazione al quale poter accedere, ancora oggi sembra non vedersi riconosciuto il valore conseguente a tale definizione. I due ambiti specifici in cui questa asimmetria è più carica di conseguenze negative sono la  Pubblica Amministrazione e in particolare la Scuola.

Per quel che riguarda l’accesso all’insegnamento nella SCUOLA proponiamo:

  • Prevedere l’accesso diretto, in soprannumero, dei dottori di ricerca ai percorsi abilitanti, in primo luogo, in virtù dell’excursus contenutistico della normativa, che nelle iniziali bozze già prevedeva un accesso in esubero per chi avesse conseguito un dottorato di ricerca. In secondo luogo, perché sarebbe un efficace strumento per attrarre verso l’insegnamento secondario competenze molto elevate dal punto di vista della conoscenza disciplinare.
  • Considerare ai fini concorsuali il dottorato di ricerca come un titolo di studio e non come un titolo culturale generico. Un titolo, dunque, in grado di fornire delle competenze specifiche spendibili e da valorizzare. Non si riescono a comprendere infatti le ragioni per cui in tutte le altre sedi si equipari lo status dei dottorandi a quello degli studenti, mentre in sede concorsuale vediamo il titolo “relegato” a titolo culturale, pur essendo il risultato di un percorso di studio vero e proprio.
  • Considerare il settore scientifico disciplinare del dottorato (che quasi mai si discosta in modo sostanziale dagli studi fatti durante l’università), integrando con un numero non eccessivo di CFU le competenze già possedute, in materie metodologiche, in modo da consentire l’accesso alle classi di concorso attinenti al dottorato a prescindere dalla classe di laurea di provenienza.Il titolo di dottore di ricerca, infatti, se valutato quale titolo di studio, dovrebbe permettere l’accesso alle classi di concorso attinenti al dottorato conseguito, anche diverse da quelle della laurea.

Sul versante della Pubblica Amministrazione invece proponiamo:

  • innalzare la valutazione DI BASE del titolo di dottore di ricerca in quanto titolo di studio;
  • prevedere forme progressive di aumento dei punteggi, in relazione agli ambiti disciplinari nei quali si concorre;
  • prevedere la possibilità di accesso ai concorsi per ruoli dirigenziali con una congrua valutazione del titolo, sia in relazione al possesso in sé di esso, sia in relazione agli specifici ambiti (una soluzione potrebbe essere, per esempio, la previsione di posti riservati ai dottori di ricerca, in modo tale che al contempo si tuteli il diritto dei laureati a concorrere per ruoli dirigenziali, e si valorizzi il percorso di studi del dottore di ricerca, che diventa in tal modo figura di alto profilo nella P.A., avendo competenze e conoscenze specifiche di livello superiore).
  • eliminare la discrezionalità del dirigente di riferimento per la frequenza di un dottorato di ricerca per i dipendenti pubblici, magari limitando ad uno il numero di corsi di dottorato frequentabili nel servizio presso la stessa
  • amministrazione.
  • dare attuazione all’articolo 4, comma 7, della legge 3 luglio 1998, n. 210, che prevede che il Governo emani dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per la valutabilità dei titoli di dottorato di ricerca, ai fini dell’ammissione a concorsi pubblici per attività di ricerca non universitaria;
  • intervenire sull’articolo 28 del D.Lgs. n. 165 del 2001 prevedendo che il dottorato di ricerca costituisca l’unica alternativa “esterna” (rispetto le ipotesi che prevedono l’accesso a quanti siano già dipendenti pubblici) per l’accesso ai ruoli dirigenziali nelle P.A., affianco agli specializzati medici e sanitari.




Rappresentanti dei Dottorandi e degli Assegnisti 2013-2014

22 02 2013

A seguito delle elezioni studentesche dello scorso dicembre, in cui la nostra associazione aveva presentato una lista di dottorandi candidati ai Consiglio di Dipartimento, riportiamo qui di seguito i risultati in termini di affluenza alle urne e nominativi dei dottorandi eletti.

Affluenza alle urne per facoltà e numero di voti

Facoltà Aventi diritto Votanti Affluenza
Agraria 44 11 25%
Economia 80 12 15%
Ingegneria 214 40 18,69%
Medicina 110 12 10,91%
Scienze 67 15 22,39%
Totale 515 90 17,48%

Rileviamo con soddisfazione che la partecipazione al voto è stata consistente, paragonabile a quella che tradizionalmente viene raggiunta per la componente studentesca. Per questo desideriamo ringraziare quanti hanno dedicato qualche minuto del proprio tempo per l’esercizio di questo diritto democratico che per la prima volta, per noi dottorandi, è stato riconosciuto nel nostro Ateneo.

Candidati ADI-Ancona eletti e numero di voti

Nome e Cognome Facoltà Dipartimento Preferenze
Deborah Bentivoglio Agraria D3A 9
Alma Piermattei Agraria D3A 2
Luca Paciello Ingegneria DII 15
Gilberto Taccari Ingegneria DII 11
Daniele Landi Ingegneria DIISM 7
Mariano Pierantozzi Ingegneria DIISM 5
Cristina Cianca Ingegneria SIMAU 9
Martina Santinelli Ingegneria SIMAU 12
Beatrice Landi Medicina DISCO 5
Emanuela Mensà Medicina DMSC 3
Viviana Fonti Scienze DISVA 15

I nuovi rappresentanti nei Consigli di Dipartimento hanno già iniziato la loro attività, pertanto invitiamo i colleghi a contattarli direttamente per questioni inerenti ai propri Dipartimenti. Comunichiamo inoltre che si sono da poco concluse le procedure di votazione per la rappresentanza nel Consiglio di Facoltà di Ingegneria, nel quale per la prima volta siederà un rappresentante dei dottorandi, Martina Santinelli.





Elezioni per le rappresentanze dei Dottorandi nei Consigli di Dipartimento, 5-6 dicembre

3 12 2012

elezioni dottorandiIl 5 ed il 6 dicembre si terranno nel nostro Ateneo le elezioni per le rappresentanze dei dottorandi nei Consigli di Dipartimento. La nostra Associazione ha presentato una lista con candidati nei Dipartimenti di  4 Facoltà (Agraria, Ingegneria, Medicina, Scienze).

Queste elezioni sono la prima occasione per noi dottorandi di esprimerci esercitando un democratico diritto di voto. Come associazione abbiamo lavorato a lungo per ottenere questo diritto fino ad oggi negato, pertanto desideriamo invitare tutti i dottorandi a partecipare al voto. Un’ampia partecipazione alle elezioni rappresenterebbe anche un deciso segnale di interesse rivolto alle istituzioni universitarie.

Di seguito l’elenco dei candidati per la Lista 1 – “ADI-ANCONA”:

FACOLTA’ DI AGRARIA

• PIERMATTEI ALMA
• BENTIVOGLIO DEBORAH

FACOLTA’ DI INGEGNERIA
DII – Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione
• PACIELLO LUCA
• TACCARI GILBERTO

SIMAU – Dipartimento di Scienze e Ingegneria della Materia, dell’Ambiente ed Urbanistica
• CIANCA CRISTINA
• SANTINELLI MARTINA

DIISM – Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche
• LANDI DANIELE
• PIERANTOZZI MARIANO

FACOLTA’ DI MEDICINA (*)
• MENSA’ EMANUELA (curriculum Medicina, Prevenzione e Perinatologia)
• LANDI BEATRICE (curriculum Neuroscienze)
• BATTISTONI GIOVANNA (curriculum Scienze Mediche e Specialistiche)
(*) Per la Facoltà di Medicina i candidati selezioneranno il dipartimento di afferenza dopo l’elezione, in quanto i corsi di dottorato possono afferire a più dipartimenti.

FACOLTA’ DI SCIENZE
• FONTI VIVIANA

Le elezioni si terranno il 5 dicembre (dalle 9:00 alle 18:00) ed il 6 dicembre (dalle 9:00 alle 15:00) presso i seggi collocati in ciascuna Facoltà. L’elettorato attivo è riservato a tutti i dottorandi che al momento della votazione risultino regolarmente iscritti ad un Corso di Dottorato. Per il voto è necessario mostrare un documento di riconoscimento munito di fotografia.








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