Intervento in Assemblea d’Ateneo, 30 settembre

30 09 2010

Anzitutto ringraziamo il Rettore per la possibilità che abbiamo di esprimere la nostra opinione in questa sede, opinione che al contrario non è tenuta in grande considerazione dalle forze politiche, tanto che il DDL  Gelmini non prevede che pochissime disposizioni in tema di dottorato, mentre oggi è più che mai necessario un percorso di armonizzazione e innovazione dei percorsi di formazione alla ricerca.

Esprimiamo una forte preoccupazione per la situazione in cui versa l’Università italiana. I tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario stanno determinando forti dissesti economici nei bilanci degli Atenei. Una delle prime conseguenze è la progressiva diminuzione del numero di borse di dottorato di ricerca, nonostante l’Italia sia uno dei paesi europei con la minor percentuale di dottori di ricerca sulla popolazione. Nel nostro Ateneo, ad esempio, il numero delle borse è diminuito del 41% rispetto all’anno precedente, mentre la diminuzione media degli ultimi anni era stata intorno al 10%. Non siamo in grado al contrario di fornire dati precisi riguardo gli assegni di ricerca, e per questo desideriamo chiedere al Rettore una sua stima per l’anno 2011.
Le diverse manovre legislative sull’Università contribuiscono a delineare un quadro inquietante per il nostro futuro lavorativo. Non solo, quindi, la riduzione delle possibilità nell’accesso ai corsi di dottorato (a cui stiamo già assistendo), ma anche e soprattutto la preclusione della possibilità di lavorare come ricercatori, che nella pratica significherà un quasi completo blocco delle assunzioni per un tempo imprecisato. Il rischio è quello non solo di svilire la ricerca italiana, ma anche di desertificare le Scuole di Dottorato e perdere una intera generazione di giovani ricercatori.

ADI da tempo sta tentando di dialogare con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e con le Commissioni Cultura di Senato e Camera con l’obiettivo di proporre emendamenti a questo DDL. Malgrado sia lecito nutrire poche speranze sul fatto che tali proposte fatte vengano recepite o anche soltanto messe ai voti, desideriamo in questa sede rivolgere al Rettore un appello, affinché non venga gettato via tutto il lavoro svolto ed il tempo investito da quanti hanno studiato proposte di miglioramento a questo DDL. Crediamo infatti fermamente che molte delle proposte che sono state individuate, seppure non diverranno articoli di legge, potranno comunque essere recepite dai singoli Atenei nei loro regolamenti interni.

Dal punto di vista di noi dottorandi e dottori di ricerca, in particolare, i punti su cui desideriamo attirare l’attenzione degli organi di governance dell’Università Politecnica delle Marche sono i seguenti:

  • partecipazione democratica dei dottorandi e dei dottori di ricerca negli organi di governo: i dottorandi devono avere il diritto di partecipare alla vita e al governo democratico delle istituzioni per cui lavorano, godendo del diritto all’elettorato attivo e passivo distinto e separato da quello studentesco. Ci rendiamo pertanto pienamente disponibili a partecipare alla revisione dei regolamenti per individuare le modalità più opportune e condivise per definire la durata di tale rappresentanza, commisurata alla durata del percorso formativo.
  • riguardo i contratti post-doc, il DDL stabilisce che gli assegno di ricerca possono avere una durata da 1 a 3 anni, eventualmente rinnovabili per un periodo non superiore complessivamente ai 4 anni all’interno della stessa università. Noi, con l’obiettivo di valorizzare il titolo di Dottore di Ricerca, chiediamo da una parte di attribuire un peso dominante al titolo di Dottore di Ricerca per il conferimento degli assegni. In più, di definire una durata minima dell’assegno di almeno due anni, per garantire una continuità nel lavoro del ricercatore.
  • arrivare al superamento del dottorato senza borsa di studio, garantendo per tutti i dottorandi una copertura economica equivalente all’importo delle borse ministeriali, senza però che questo porti ad una riduzione del numero di posti messi a bando. In vista del raggiungimento di questo obiettivo, una rivendicazione transitoria, ma comunque estremamente importante, è l’eliminazione da subito delle tasse universitarie per i dottorandi senza borsa, che attualmente rappresentano il principale fattore critico per la qualità dei percorsi dottorali.
  • infine, valorizzare le Scuole di Dottorato. Riconosciamo come UNIVPM abbia già da tempo risposto, con la loro costituzione, al problema della frammentazione dei corsi di dottorato. Ciò che chiediamo adesso è rendere  la gestione delle Scuole stesse più trasparente (a partire dalla gestione dei fondi), più democratica (imprescindibile è la presenza al loro interno di rappresentanze dei dottorandi) e più equa (garantendo a tutti i dottorandi le medesime possibilità di formazione, ad esempio la partecipazione a scuole o conferenze e  periodi di studio/ricerca all’estero, come oggi invece non avviene).

Ci impegniamo sin da ora, se ce ne sarà data la possibilità, a partecipare ad un dialogo per individuare modi e tempi per realizzare tali iniziative.
Per concludere, vorremmo sottolineare che nell’opporci a questo DDL non ci preme salvare l’Università così come è adesso. Conosciamo fin troppo da vicino le molteplici storture del sistema, ma respingiamo il progetto di ulteriore precarizzazione della ricerca. In più, ci opponiamo a questo DDL ed a questi tagli anche perché non prefigura reali possibilità di carriera legate al merito. Noi al contrario rivendichiamo il diritto di poter essere giudicati in base ai nostri risultati, ed il diritto di avere, sulla pura base del nostro merito, la possibilità di svolgere al meglio il lavoro che abbiamo scelto.

Leggi in PDF

Annunci

Azioni

Information




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: