ADI-AN aderisce alla manifestazione del 17 novembre

15 11 2010

ADI-Ancona (sede locale dell’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) aderisce allo sciopero del 17 novembre indetto da FLC-CGIL, ed alla manifestazione degli studenti di Ancona, Urbino e Macerata in occasione del International Students Day.

Il dottorato di ricerca è il terzo ed ultimo livello di istruzione universitaria, ed allo stesso tempo il primo livello di formazione alla ricerca. Per questo, ci sentiamo vicini tanto agli studenti, coi quali condividiamo la necessità di investire nel diritto allo studio, quanto ai ricercatori ed agli altri lavoratori della conoscenza.

Esprimiamo una forte preoccupazione per la situazione in cui versa l’Università italiana. I tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario stanno determinando forti dissesti economici nei bilanci degli Atenei. Alcune delle prime conseguenze, dal nostro punto di vista, sono la progressiva diminuzione del numero di borse di dottorato di ricerca, nonostante l’Italia sia uno dei paesi europei con la minor percentuale di dottori di ricerca sulla popolazione, e l’aumento delle tasse per i dottorandi senza borsa di studio. Nel nostro Ateneo il numero delle borse è diminuito del 35% rispetto all’anno precedente e le tasse sono aumentate del 100%, passando da 500 a 1000 euro/anno.

Pur giudicando inaccettabile questa politica di definanziamento della ricerca pubblica che rischia di cancellare una generazione di giovani ricercatori, riteniamo tuttavia che sia solo un aspetto del problema: infatti, per quanto un’istruzione ed una ricerca di qualità non possano prescindere da una buona copertura finanziaria, crediamo che la mortificazione della ricerca italiana passerà anche attraverso l’approvazione della nuova riforma dell’Università.

L’eliminazione del ruolo di ricercatore universitario e la sua sostituzione con un lunghissimo precariato contribuiranno a restringere le nostre prospettive di carriera. La mancanza di qualsiasi seria proposta di valutazione del merito rafforzerà ancora di più le baronie, limitando l’innovazione e la mobilità nei centri di ricerca. L’introduzione di membri non accademici negli organi di governance trasformerà i CdA, che potranno in futuro anche decidere su quali temi orientare la ricerca, in luoghi di lottizzazione per le forze politiche.

Per tali ragioni riteniamo necessario esprimere il nostro più deciso dissenso nei confronti non soltanto di questo progetto di precarizzazione e svilimento della ricerca, ma anche della totale mancanza di una seria prospettiva per il futuro dell’Università e dell’istruzione pubblica.

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