Il 16 Giugno in piazza con “La meglio gioventù”

13 06 2012

ImmagineMa quando arrivano i diritti? Il 16 Giugno in piazza con “La meglio gioventù” 

La riforma Fornero aumenta le aliquote ma si dimentica dei diritti di dottorandi e precari della ricerca.

Da tempo il Ministro Fornero e il Presidente del Consiglio Monti presentano la riforma del lavoro come un provvedimento volto a migliorare le condizioni dei giovani, ad aprire le porte del welfare alle nuove generazioni e a metter finalmente fine agli abusi del precariato. Noi ci chiediamo di quale riforma stiano parlando. Con la riforma attualmente in discussione in Parlamento per dottorandi e precari della ricerca nulla cambierà in meglio. L’unico cambiamento sarà un aumento dell’aliquota previdenziale con una conseguente diminuzione degli importi di borse di dottorato e assegni di ricerca.

L’aliquota INPS infatti, passerà dal 26 al 33%. Questo comporterà, essendo le retribuzioni fissate dal ministero, una diminuzione degli importi che abbiamo calcolato essere a regime di:

– per i dottorandi 273 euro in meno all’anno;
– per gli assegnisti di ricerca 387 euro in meno all’anno (ad aumentare con il crescere degli importi).

Per quanto ragionevole, e forse auspicabile, possa essere l’aumento dell’aliquota previdenziale, scollata da provvedimenti di innalzamento degli importi minimi, avrà come conseguenza solo l’impoverimento delle figure più deboli dell’Università.

Oltre a colpire le persone che ricoprono questi ruoli , la riforma metterà in difficoltà anche l’istituzione universitaria, dato che i contributi sono versati per due terzi dagli atenei. La conseguenza sarà che per attivare un dottorato i dipartimenti dovranno stanziare 1.638 euro in più e per attivare un assegno di ricerca 775 euro in più all’anno. In uno scenario generale di definanziamento, non si potrà che assistere a un’ulteriore diminuzione dei posti di dottorato e degli assegni di ricerca, come abbiamo già denunciato in una nostra recente indagine. Occorre dunque da subito programmare un investimento maggiore sull’università.

La riforma, inoltre, esclude completamente il precariato universitario (e pubblico in generale) da tutti gli ammortizzatori sociali. Si è tanto sbandierato che l’ASPI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) sarebbe stata universale ed invece esclude tutti i tipi di contratti di collaborazione (Assegni di ricerca nel nostro specifico). Anche dal famoso contributo “Una Tantum”, più un’ elemosina (difficilissima da ottenere) che un ammortizzatore sociale, saremo … indovinate un po’?
Esclusi, come prima e come sempre.

I precari della ricerca saranno esclusi anche da quella che il Governo ha chiamato lotta severa contro gli abusi contrattuali, che in realtà comunque si configura come una misura assolutamente inefficace. Nelle norme c’è scritto che se i contratti di collaborazione (contratto a progetto per l’ambito privato, co.co.pro.) prevedono mansioni simili a quelle dei lavoratori subordinati, saranno da considerarsi illegittimi. Bene, per i co.co.co del pubblico (a cui sono assimilati gli assegni di ricerca) tutto questo non varrà. Continueremo a fare il lavoro da ricercatori, come i ricercatori, senza tutele, travestiti da finti collaboratori senza orario di lavoro e con piena autonomia di gestione.

In altri paesi europei, il dottorato è considerato un lavoro, con tutele e diritti, ammortizzatori sociali. In Italia no, e nemmeno gli assegnisti hanno diritto a queste tutele. Così, ci troviamo nel paradosso di sorreggere con il nostro impegno le università, senza che alcun diritto ci venga riconosciuto. Abbiamo elaborato insieme al comitato “il nostro tempo adesso” proposte migliori di quelle del governo. Proposte che parlano di welfare universale, di diminuzione dei contratti precari, di lotta alle finte collaborazioni, di una previdenza dignitosa. Per questo saremo in piazza anche noi il 16 Giugno a Roma. 

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