Entra nel CNSU: vota ADI! Scrivi Giuseppe Montalbano!

13 05 2013

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Entra nel CNSU: vota ADI! Scrivi Giuseppe Montalbano per:

  • superamento del dottorato senza borsa;
  • affermazione della figura del dottorando come professionista in formazione e non come studente;
  • approvazione di una Carta dei Diritti dei Dottorandi,
  • valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nelle imprese, nella scuola e nella pubblica amministrazione;
  • eliminazione del blocco alle assunzioni per i giovani ricercatori;
  • parità di diritti fra ricercatori precari e personale strutturato;
  • riforma del reclutamento dei ricercatori incentrata su una valutazione del merito e del lavoro svolto.

Cara collega, caro collega,

i prossimi 21 e 22 maggio si vota per il rinnovo dei rappresentanti al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), il più alto organo consultivo in cui studenti, dottorandi e specializzandi sottopongono pareri, avanzano proposte e formulano interrogazioni al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Entra con noi nel CNSU: porteremo la tua voce direttamente nelle istituzioni e insieme cercheremo di invertire il processo di smantellamento del sistema della formazione pubblica, del diritto allo studio e di ogni prospettiva per giovani ricercatori cui assistiamo in questo momento nel nostro Paese.

Fin dalla sua nascita, nel 1998, l’ADI, Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani, in maniera indipendente e svincolata da ogni partito o lobby di potere, è in prima linea per la difesa e la valorizzazione del dottorato di ricerca, lavorando negli atenei e nei contesti istituzionali nazionali per promuoverne il ruolo e i diritti secondo un’idea di Università pubblica, inclusiva e laica.

Anche per questa tornata elettorale abbiamo scelto di candidarci al CNSU. Questo organo è senza dubbio uno strumento, sebbene limitato e non privo di contraddizioni, con cui proseguire e dare forza alle battaglie che sosteniamo da anni.

Aumento dell’importo minimo delle borse di dottorato, superamento del dottorato senza borsa, statuto dei diritti,misure pensionistiche adeguate, riforma delle procedure di reclutamento, valorizzazione del titolo: sono solo alcuni dei temi trattati negli ultimi anni dall’ADI, in varie occasioni di confronto con il Ministero rese possibili proprio dalla nostra presenza come rappresentanti al CNSU.

Rispetto ad alcune di queste battaglie abbiamo ottenuto vittorie significative: l’aumento di 240 euro al mese, per tutti i dottorandi borsisti, a partire da gennaio 2008 è sicuramente la più importante, ma non l’unica. In alcuni atenei siamo riusciti a far eliminare le tasse universitarie per i dottorandi senza borsa, così come abbiamo ottenuto l’inserimento dei rappresentanti di dottorandi e precari della ricerca in vari organi collegiali per la prima volta.

Sono ancora molti i provvedimenti che chiederemo con forza per rendere questo paese accogliente per i giovani ricercatori italiani:

  • il superamento totale del dottorato senza borsa;
  • l’affermazione della figura del dottorando considerato come professionista in formazione e non come studente;
  • l’approvazione di una Carta dei Diritti dei Dottorandi,
  • la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nelle imprese, nella scuola e nella pubblica amministrazione;
  • l’eliminazione del blocco alle assunzioni per i giovani ricercatori;
  • la parità di diritti fra ricercatori precari e personale strutturato;
  • una riforma del reclutamento dei ricercatori incentrata su una valutazione del merito e del lavoro svolto.

Nei prossimi due anni vogliamo continuare a dare voce ai dottorandi e ai dottori di ricerca anche in una sede istituzionale come il CNSU. Per farlo, come sempre, potremo contare solo sull’impegno volontario di tanti attivisti e sul tuo sostegno in occasione del voto del 21 e 22 maggio. Sostenere e promuovere l’ADI nella tua università significa dare forza, tutti insieme, al nostro ruolo di dottorandi e di dottori di ricerca, come protagonisti della ricerca dentro e fuori l’accademia e come risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese.

Qui di seguito puoi trovare il nostro programma per le elezioni del 21 e 22 maggio, con i link per approfondire il lavoro già svolto nel CNSU e negli atenei in cui siamo presenti, insieme alle nostre indagini e iniziative nazionali.

Il 21 e 22 maggio entra con noi nel CNSU: vota ADI! Scrivi Giuseppe Montalbano!

Programma ADI per il CNSU: un nuovo dottorato e nuove prospettive per i giovani ricercatori in 4 mosse!

Scarica il PDF

1 – Un nuovo dottorato di ricerca: giovani ricercatori, TUTTI con borsa e diritti!

Occorre ripensare la figura del dottorando di ricerca fin nella sua definizione: bisogna smettere di considerare i dottorandi come studenti e riconoscere il loro grande apporto all’avanzamento della conoscenza e della ricerca. Bisogna riconoscerne la professionalità e la dignità di ricercatore in formazione. Si darebbe così finalmente compimento alla Carta europea dei ricercatori, adottata da tutti i rettori italiani il 7 Luglio 2005 a Camerino, che recita:

“Tutti i ricercatori che hanno abbracciato la carriera di ricercatore devono essere riconosciuti come professionisti ed essere trattati di conseguenza. Si dovrebbe cominciare nella fase iniziale della carriera, ossia subito dopo la laurea, indipendentemente dalla classificazione a livello nazionale (ad esempio, impiegato, studente post-laurea, dottorando, titolare di dottorato-borsista, funzionario pubblico)”

Per dare seguito a queste necessità noi proponiamo di trasformare il dottorato in un contratto a causa mista, che preveda sia formazione che lavoro, che non abbandoni nemmeno per un istante il diritto alla formazione e allo studio, ma che riconosca al dottorando il suo status di professionista, lavoratore della conoscenza, ricercatore in formazione.
In questo modo si renderebbero davvero compiuti alcuni diritti basilari e si porrebbe fine all’utilizzo del dottorato senza borsa, battaglia per noi prioritaria. Se il nostro obiettivo comunque resta quello di una riforma radicale dello status del dottorando come “early stage researcher” (come previsto dalla Carta Europea dei Ricercatori) nell’immediato vogliamo da subito mettere fine alla vergognosa tassazione universitaria per i dottorandi senza borsa.

2 – Più posti e più borse: ce lo chiede l’Europa!

Reintegrare i finanziamenti per il dottorato per arrivare agli standard europei – Come abbiamo rilevato nella nostra terza indagine annuale sul dottorato e il post-doc l’Italia è al fanalino di coda dell’Europa quanto ad ammontare delle borse di dottorato e a numero di posti banditi. Negli ultimi 5 anni gli effetti dei tagli di Tremonti e della riforma Gelmini sono stati catastrofici anche per il dottorato, con una contrazione del numero di borse bandite di circa il 25%. A questi dati si aggiunge l’aumento di posti senza borsa e in molti casi si tratta di dottorandi che non solo non percepiscono nessun sostegno economico ma pagano anche le tasse. Università come il Politecnico di Milano, Pavia, Roma Tor Vergata, hanno bandito per il XXVIII ciclo un numero di posti senza borsa superiore a quello di posti con borsa, operazione possibile soltanto in seguito alla Legge 240/2010 “Gelmini”.

Il confronto coi vicini europei è a dir poco imbarazzante. Considerando il numero di dottorandi ogni mille abitanti l’Italia è agli ultimissimi posti, con 0,6 dottorandi per mille abitanti, indietro anche rispetto a Paesi con gravi difficoltà economiche come la Grecia e il Portogallo.

Per l’importo della borsa di dottorato l’Italia ne esce anche peggio: considerato in rapporto al costo della vita il valore della borsa è ci circa 1.005 euro, lontana da Paesi scandinavi (tra i 1700 e 1800 euro) e indietro anche rispetto ai Paesi dell’Europa del sud.

Di fronte a questo quadro drammatico l’ADI chiedecon forza l’adeguamento degli standard del dottorato italiano a quelli europei sopratutto in termini di entità di risorse stanziate.

3 – Proposte per il post-doc: un futuro per i dottori di ricerca in Italia!

Contestualmente a riformare il dottorato di ricerca, bisogna adoperarsi per ridare un futuro ai dottorandi italiani: riaprire le porte delle università ai giovani, sbloccare il turn-over, ed elaborare un serio piano di reclutamento universitario. Alla luce della “riforma Gelmini” più che stravolgere un’altra volta completamente le regole per il reclutamento, occorre semplificarle.

È ormai evidente infatti che la formula “Assegno di Ricerca” – RTDa – RTDb non funziona, ha bloccato le università e non ha mai visto concretizzata la famosa Tenure-Track. Bisogna ripensare il post-dottorato, individuando una sola figura professionale: il Ricercatore a tempo determinato. In questa figura devono confluire le due tipologie attuali
“Assegno di ricerca” e “RTDa”. Una figura di ricercatore a tutti gli effetti, dipendente dell’università, equiparato in tutto e per tutto agli attuali ricercatori strutturati, ma con la sola differenza di un contratto a termine.

Questo contratto potrà dare una prospettiva, però, solo dopo il reintegro dei tagli odiosi portati dal Governo Berlusconi e confermati dai tecnici di Monti. Solo così i giovani ricercatori non saranno più condannati ad abbandonare l’Università e la Ricerca alla fine del loro contratto a termine.

4 – Valorizzare il dottorato dentro e fuori l’accademia!

L’ADI, sin dalla sua nascita, ha considerato tra i suoi obiettivi principali anche quello della  valorizzazione del titolo di dottore di ricerca non solo all’interno dell’istituzione universitaria, ma nella P.A. nel suo complesso e nel mondo delle imprese. Gli ultimi anni, invero, non ci hanno visti quali destinatari di misure che tendessero a tale scopo, svilendo in tal modo il titolo di per sé e le  professionalità acquisite nel corso dei tre anni di dottorato. Il dottorato di ricerca, dalla legge indicato come il più alto grado di formazione al quale poter accedere, ancora oggi sembra non vedersi riconosciuto il valore conseguente a tale definizione. I due ambiti specifici in cui questa asimmetria è più carica di conseguenze negative sono la  Pubblica Amministrazione e in particolare la Scuola.

Per quel che riguarda l’accesso all’insegnamento nella SCUOLA proponiamo:

  • Prevedere l’accesso diretto, in soprannumero, dei dottori di ricerca ai percorsi abilitanti, in primo luogo, in virtù dell’excursus contenutistico della normativa, che nelle iniziali bozze già prevedeva un accesso in esubero per chi avesse conseguito un dottorato di ricerca. In secondo luogo, perché sarebbe un efficace strumento per attrarre verso l’insegnamento secondario competenze molto elevate dal punto di vista della conoscenza disciplinare.
  • Considerare ai fini concorsuali il dottorato di ricerca come un titolo di studio e non come un titolo culturale generico. Un titolo, dunque, in grado di fornire delle competenze specifiche spendibili e da valorizzare. Non si riescono a comprendere infatti le ragioni per cui in tutte le altre sedi si equipari lo status dei dottorandi a quello degli studenti, mentre in sede concorsuale vediamo il titolo “relegato” a titolo culturale, pur essendo il risultato di un percorso di studio vero e proprio.
  • Considerare il settore scientifico disciplinare del dottorato (che quasi mai si discosta in modo sostanziale dagli studi fatti durante l’università), integrando con un numero non eccessivo di CFU le competenze già possedute, in materie metodologiche, in modo da consentire l’accesso alle classi di concorso attinenti al dottorato a prescindere dalla classe di laurea di provenienza.Il titolo di dottore di ricerca, infatti, se valutato quale titolo di studio, dovrebbe permettere l’accesso alle classi di concorso attinenti al dottorato conseguito, anche diverse da quelle della laurea.

Sul versante della Pubblica Amministrazione invece proponiamo:

  • innalzare la valutazione DI BASE del titolo di dottore di ricerca in quanto titolo di studio;
  • prevedere forme progressive di aumento dei punteggi, in relazione agli ambiti disciplinari nei quali si concorre;
  • prevedere la possibilità di accesso ai concorsi per ruoli dirigenziali con una congrua valutazione del titolo, sia in relazione al possesso in sé di esso, sia in relazione agli specifici ambiti (una soluzione potrebbe essere, per esempio, la previsione di posti riservati ai dottori di ricerca, in modo tale che al contempo si tuteli il diritto dei laureati a concorrere per ruoli dirigenziali, e si valorizzi il percorso di studi del dottore di ricerca, che diventa in tal modo figura di alto profilo nella P.A., avendo competenze e conoscenze specifiche di livello superiore).
  • eliminare la discrezionalità del dirigente di riferimento per la frequenza di un dottorato di ricerca per i dipendenti pubblici, magari limitando ad uno il numero di corsi di dottorato frequentabili nel servizio presso la stessa
  • amministrazione.
  • dare attuazione all’articolo 4, comma 7, della legge 3 luglio 1998, n. 210, che prevede che il Governo emani dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per la valutabilità dei titoli di dottorato di ricerca, ai fini dell’ammissione a concorsi pubblici per attività di ricerca non universitaria;
  • intervenire sull’articolo 28 del D.Lgs. n. 165 del 2001 prevedendo che il dottorato di ricerca costituisca l’unica alternativa “esterna” (rispetto le ipotesi che prevedono l’accesso a quanti siano già dipendenti pubblici) per l’accesso ai ruoli dirigenziali nelle P.A., affianco agli specializzati medici e sanitari.
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